Oggi sarebbe il compleanno di mio padre, se fosse ancora vivo, compirebbe 97 anni. Invece se ne andò 19 anni fa, morì in un letto di ospedale silenziosamente come aveva sempre vissuto silenziosamente. Mio padre, grande lavoratore, sì lavorava come un matto, non faceva mancare nulla in casa, a livello materiale, ma mancava lui come presenza fisica, delegava mia madre, la quale lavorava anche lei. Io e mio fratello ragazzini ci "arrangiavamo". Uscivamo da scuola, e mio fratello passava a prendermi e poi andavamo a casa a pranzare. Lui era più grande di qualche anno e cucinava: due uova e tanto pane!!! Le uniche cose che sapeva fare il mio fratellino. Crescemmo così arrangiandoci perché i miei dovevano lavorare per farci mangiare, per vestirci, per farci studiare…
Quando fummo grandi e lui in pensione, ormai era tardi per recuperare un rapporto che non era mai esistito se non a livello anagrafico. Ricordo un particolare di lui: quando mi separai da mio marito, tornai a vivere con i miei, lui non pensava a me, o no!!! Pensava: "Cosa dirà la gente?" ma poi si mise a piangere quando me ne andai definitivamente via di casa, per vivere per conto mio. Era la prima volta che lo vedevo piangere e supplicare: "Torna a casa". Non lo feci ma forse fu in quel momento che cominciò a capire chi ero veramente e, quando vide che riuscivo a farcela da sola, con il mio stipendio, che ero responsabile di me stessa, che ero diventata una donna e non ero più la sua bambina, forse incominciò veramente ad amarmi. Ma forse fu troppo tardi perché qualche tempo dopo volò in cielo...
Ciao papà, auguri a te di buon compleanno, ovunque tu sia, anch'io a modo mio ti ho voluto bene, ma non abbiamo forse avuto mai il coraggio e il tempo di dircelo. Io ho vissuto, vivo e vivrò con questo rimpianto.
Una decina di giorni fa sono andata in una biblioteca comunale. Il bello di queste biblioteche è che il libro è direttamente consultabile dall’interessato. Per questo motivo sono una grande frequentatrice della stessa, posso prendermi il libro in mano, sedermi, sfogliarlo, se non è di mio gradimento, lo rimetto al suo posto, ne riprendo un altro e così via, finché trovo quello che mi interessa, compilo la scheda del prestito e me lo porto a casa.
Dieci giorni fa, dicevo, dopo aver girovagato un po’ tra gli scaffali indecisa, un libro ha attirato la mia attenzione e mi ha riportato indietro negli anni della maturità magistrale. Ricordo che portai due libri all’esame di italiano, quello di Primo Levi - Se questo è un uomo e Aldo Palazzeschi – Il codice di Perelà ed ecco di questo ultimo che vorrei parlare.
Ricordo che trattava di Perelà un uomo di fumo, nato dalle ceneri di un camino di età già adulta. Uomo di straordinaria leggerezza che si muove in assoluta libertà . Rovescia il mondo vecchio, ridendo della folla di benpensanti dettando nuove leggi in sostituzione di quelle esistenti che giudica una vera schifezza. Accusato di un misfatto non commesso, è rinchiuso in una prigione dalla quale fugge elevandosi al cielo, ritorna ad essere fumo…Insomma una bella favola.
L’ho preso in prestito ed in questi giorni l’ho riletto, ma, con mia meraviglia, mi sono accorta, che è sì una bella favola ma lo scritto ha un significato più profondo. La storia di Perelà la si può accostare a quella di Gesù Cristo, nasce a trentatre anni, viene al mondo improvvisamente, vive in mezzo alla gente, subisce un processo, viene condannato e sale al cielo. Strano vero?
Trent’anni fa non avevo notato la cosa, era una semplice e bella favola di facile lettura, oggi ha un altro aspetto per me, o forse io ho un altro cervello, un altro modo di pensare.
Non contenta sono andata su internet e le mie ricerche mi hanno confermato quello che io avevo capito.
Due siti vi lascio per comprendere meglio (a chi interessa):
http://www.internetbookshop.it/code/9788804492580/palazzeschi-aldo/codice-perela.html
http://it.wikipedia.org/wiki/Il_Codice_di_Perel%C3%A0
Se potete leggetelo, ne vale la pena, ciao giò
Un altro pezzo della mia gioventù che se ne va... Ricordi
Un groppo in gola!
Alcuni profumi sono, per ciascuno di noi, particolari. Fanno, per esempio, ritornare alla mente momenti del passato, come la musica.
Ieri pomeriggio non avevo voglia di fare nulla, sinceramente ed avevo anche freddo. Che fare? Me ne sono andata a dormire…mi sono infilata sotto il piumone, ci ho messo letteralmente la testa sotto per riscaldarmi.
Le mie narici hanno subito percepito un profumo, lieve, il tuo.
Sì il tuo, e assaporandolo, ho chiuso gli occhi e mi sono ricordata la prima volta che ti ho visto a quella conferenza all’università. Oddio non eri granché come uomo, bisogna dirlo, e la prima cosa che mi colpì di te, non fu certo il fisico ma proprio il tuo profumo, da uomo, appena percettibile, che non dava fastidio a chi stava intorno, ma dava a te una sorta di sicurezza, di padronanza, perché ti mettesti subito a parlare con me, come se mi conoscessi da tanto tempo ed io, come stordita, ti ascoltavo attenta per non perdere una parola, e ti rispondevo con altrettanta attenzione.
Lo mettesti anche le altre sere a venire, sempre, per trent’anni gli sei stato fedele e, allora mi chiedo, chissà se lo sei stato anche nei miei riguardi…...ma non ho il tempo per pensarci perché Morfeo….




